.
descrizione
Nelle democrazie contemporanee, la capacità di giudicare la buona e la cattiva politica sembra a volte un’impresa quasi impossibile o, altre volte, un compito così severo da produrre sfiducia e distacco, apatia o scetticismo nei confronti di un’attività, che a sua volta diventa opaca e lontana. Una faccenda remota e separata, rispetto alle questioni di vita di uomini e donne, che condividono l’eguale status di cittadinanza.

Vai all'home page di:
Pubblica amministrazione e Innovazione

Area Formazione
agenda
membri 342
loading...
loading...
loading...
loading...
loading...
cerca

feed di Fare la politica bene Feed RSS

post

lettera aperta ad un partito che non c'è

contributo inviato da SPIBLO il 11 settembre 2009

 

E’ difficile scrivere a qualcosa o qualcuno che non c’è. E scrivere al Partito Democratico così com’è oggi è per l’appunto scrivere a qualcosa che non c’è, ad un partito che è diventato il regno di tanti “Peter Pan” cinquantenni che si rifiutano di crescere e di smettere di giocare con le scatole cinesi del potere burocratico, degli arroccamenti reciproci e delle correnti in lotta fratricida mentre il paese va a gambe all’aria nelle mani della classe politica più cialtrona e improvvisatrice che si ricordi. Pensare che quando iniziò il lungo processo di dissolvimento del Partito Comunista in una forza nuova, democratica e di sinistra, le speranze che molti di noi coltivavano erano veramente tante; si sperava che finalmente una politica di progresso potesse attuarsi in Italia, che finalmente i conservatori in politica ed in economia venissero messi in minoranza , che abbandonati certi dogmatismi si potesse avere finalmente una maggioranza di sinistra alla guida del paese il cui riferimento fossero i grandi valori di rigore etico, morale, amministrativo, che avevano contraddistinto lo spirito di fondo del vecchio Pci, depurati dalle ormai superate formule esoteriche del marxismo classico. Ed invece tra scissioni e patetici ribaltoni ci troviamo davanti oggi ad un “non-partito” che assembla le vecchie segreterie dei partiti di centro sinistra ( ad eccezione dei socialisti e poi vedremo perché..), costruisce strutture di burocrazia interna, perde costantemente contatto con la gente e che, soprattutto, si vergogna ormai di utilizzare la parola “sinistra”. Ad ogni occasione i distinguo sono sempre più evidenti e se questo può apparire abbastanza logico quando a parlare sono Rosy Bindi o Matteo Renzi , meno logico appare il distacco nella bocca di Bersani, Fassino e Veltroni oppure di Marino e Franceschini che pure si candidano alla guida di questa forza politica . La cosa che più colpisce è che pare che nessuno di loro si renda conto che i voti che mancano al PD sono proprio voti di sinistra, sono i voti di coloro che continuano a non capire come possano convivere nello stesso partito di Rutelli e della Binetti.
A sentirli la spiegazione appare facile facile: “no alla sinistra radicale”, “la sinistra è superata”, “il socialismo è ormai antistorico e destinato alla sconfitta”, certo, infatti loro vincono sempre….
E’ una formula comoda quella di rispolverare le antiche accuse alla sinistra marxista legata a tesi e prassi ormai definitivamente sconfitte sul campo dalla storia. Credo che pochi tra coloro che si proclamano di sinistra siano ancora legati al programma della abolizione della proprietà privata, della socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio , della dialettica e necessaria fine del mondo borghese, della dittatura del proletariato. E però nessuno di coloro che si dicono di sinistra può rinunciare a pensare che esista una possibilità alternativa al sistema capitalistico, che il sistema capitalistico non possa essere influenzato, corretto, modificato secondo i criteri della dignità umana e della valorizzazione dell’etica . Non si può dire, come ha fatto recentemente in una intervista il sindaco di Bari, che il PD deve dichiararsi “per principio anticomunista”. Cosa significa? Pensa forse Emiliano di recuperare i voti dei moderati ? Non si è accorto che lo “zoccolo duro” dell’ideologia si è trasferito armi e bagagli nel centrodestra tra gli slogan della Lega e gli Spot del Cavaliere? Sarebbe invece opportuno riprendere e sviluppare quel processo che vent’anni fa aveva iniziato proprio il Partito comunista, quel cammino verso un socialismo democratico e liberale che è stato interrotto dall’avvento di logiche di potere e di bottega che hanno prima fatto abortire il progetto di una nuova forza di sinistra e poi puntualmente indebolito ogni tentativo di governo basato su formule “ribattezzate” ma sostanzialmente coincidenti con i deboli e divisi governicchi degli anni ’70, sempre sottoposti al ricatto di forze modeste ma divenute, nella perversa logica dei pesi e contrappesi, dei manuali cancelli vecchi e nuovi , elementi determinanti.
Uscire dall’attuale fase di minoranza nel panorama politico nazionale è sicuramente possibile ma soprattutto è indispensabile per ridare dignità al paese ed un futuro ad idee che per quanto profondamente radicate nell’animo di tutti i progressisti appaiono ad oggi abbandonate e relegate in una posizione di rincalzo quando non di strumentale oggetto di polemica.
Chiediamo quindi al Partito Democratico di riscoprire anzitutto le sue origini di forza di sinistra, senza vergognarsi di niente perché ben poco c’è da vergognarsi nella tradizione che va dal partito comunista al partito socialista pre-craxiano. E’ stata una tradizione di lotte e rivendicazioni che hanno contribuito alla crescita ed allo sviluppo del paese senza mai mettere in dubbio la democrazia pluralista che è anzi ben presto diventata una bandiera di quelle forze politiche.
Si potrebbe obiettare che se l’unione delle forze democratiche non è riuscita vent’anni fa ben poche sono le ragioni per sperare in un successo oggi. Ed invece proprio l’analisi a distanza offre la possibilità di valutare che dopo il 1989 non era possibile una confluenza tra Pci e quel Psi proprio in ragione del fatto che i rappresentanti del partito che aveva abbandonato il simbolo del “sol dell’avvenire” per il garofano erano già da allora fuori dalle logiche della sinistra democratica e progressista. I fatti lo stanno a dimostrare inequivocabilmente: tranne poche eccezioni parlamentari ed esponenti dell’allora partito socialista sono finiti invariabilmente nelle file di Forza Italia ed oggi pronunciano la parola sinistra con fare scandalizzato quasi si trattasse di un termine blasfemo.
Si è d’altronde decantata anche la situazione dell’estrema sinistra, con gli ultimi risultati elettorali che hanno dimostrato come la difesa di vecchie parole d’ordine operaiste e ottusamente anti-mercato, oltre alla imperdibile abitudine alla litigiosità ed al rialzo della posta per far pesare di più le poltrone avute, sono ormai perdenti. Vengono progressivamente abbandonate da un elettorato che non ravvisa in quelle proposte nessuna possibilità costruttiva ed alternativa all’attuale sistema di governo.
 
Epperò, come ammoniva già vent’anni fa Norberto Bobbio : “ O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno ed alla sete di giustizia ? ” Oggi possiamo dire che non solo questa sete non è finita, ma è andata aumentando progressivamente con il consolidarsi del potere berlusconiano e con il triste declino di una opposizione che si rispecchia nell’immagine di “partito di potere e di clientela” con “ scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero”che “gestisce interessi,i più disparati , i più contraddittori, talvolta anche loschi ma comunque senza alcun rapporto con le esigenze ed i bisogni umani emergenti, oppure disconoscendoli, senza perseguire il bene comune..”
Questo era il “J’accuse” di Enrico Berliguer ai partiti di governo nel 1981 ed è ben triste trovare che quelle parole si possano avvicinare oggi all’immagine del Partito Democratico.
E’ dunque necessario ed urgente un cambiamento di rotta . E’ necessario che anche all’interno del partito si faccia chiarezza tra chi è disposto a combattere una battaglia di laicità, di rigore etico , di legalità ,di riforme e chi invece continua a rappresentare solo posizioni di rendita, personali o di gruppo.
E’ necessario chiarire i rapporti con il mondo cattolico , la cui presenza è indispensabile per ricchezza di contributi e sensibilità ma che non può in alcun modo pensare di operare al di fuori della antica teoria cavuriana della libera chiesa in libero stato.
E’ necessario chiarire rapporti e ruolo dei professionisti della sconfitta , vecchi guerrieri che hanno magari onestamente combattuto mille battaglie ma che le hanno perse evidentemente per qualche ragione e che forse è opportuno cedano il proscenio ad altri ( il solo che lo ha fatto ad oggi senza mettersi poi a far manovre di retrovia è stato Veltroni ), sia infine con chi le battaglie le ha fatte perdere agli altri , anche se erano nominalmente dalla stessa parte e che magari continua a decidere per interposta persona o per interposta candidatura.
Possono essere chiarimenti che generano scelte dolorose, ma è troppo alta la posta per continuare a ragionare di spartizioni, è troppo forte il rischio di deriva che sta correndo il paese per accontentarsi di recitare la parte della minoranza critica.
 
Occorre dare un obiettivo agli elettori del partito democratico. Occorre tornare a credere ed a far credere che quella “magnifica avventura” che Bobbio sperava potesse essere la genesi di una forza di sinistra liberalsocialista e ancora possibile ed anzi è necessaria ed indispensabile ( foss’anche il “sogno pazzo” del don chisciotte gucciniano) .
Può essere il “partito azionista di massa” che sognava, allora come ora, Flores d’Arcais; può essere una forza che recupera la parte migliore della tradizione socialdemocratica europea. Deve essere certamente una forza che ritrova  e fa sue le parole di Carlo Rosselli sul socialismo che vale qui riportare per chiarire cosa si intende per forza di sinistra, socialista e liberale e come questa sia lontana dalla concezione cupa e totalitaria che alcuni ( troppi… ) continuano a considerare inscindibile dal termine stesso di sinistra; scriveva dunque Rosselli: “ Il socialismo, colto nel suo aspetto essenziale, è l’attuazione progressiva dell’idea di libertà e giustizia tra gli uomini: idea innata che giace, più o meno sepolta dalle incrostazioni dei secoli, al fondo di ogni essere umano; sforzo progressivo di assicurare, a tutti gli umani una eguale possibilità di vivere la vita che solo è degna di questo nome, sottraendoli alla schiavitù della materia e dei materiali bisogni…possibilità di svolgere liberamente la loro personalità , in una continua lotta di perfezionamento contro gli istinti primitivi e bestiali e contro le corruzioni di una civiltà troppo preda del demonio del successo e del denaro..”
Sono parole scritte nel 1929 ma sono di grande suggestione oltre che drammaticamente attuali laddove pare quasi di leggere una profezia dei valori che questo governo e questa maggioranza vanno diffondendo nel paese…ma soprattutto sono parole che già allora, per chi avesse voluto leggerle lontano dalle lenti distorte dell’ideologia e degli ordini provenienti da lontano, liberavano il socialismo dalla zavorra marxista e affermavano la necessità della ricerca di un ordine morale ed economico, politico ed etico che potesse offrire a tutti la possibilità di mettere in pratica il grande principio umano e liberale contenuto nell’incipit della costituzione americana “ il diritto alla ricerca della felicità”.
Qualche anno fa un esponente della dirigenza ebbe a dire che “il Pci non stava dalla parte degli “sfigati”.
Ebbene; il Partito Democratico se vuole avere un futuro è proprio da lì che deve ripartire. Deve dimostrare con i fatti più che con le parole che sta dalla parte di chi soffre perché non riesce ad arrivare con lo stipendio alla fine del mese, di chi soffre perché ha perso il lavoro, di chi soffre perché non riesce a trovarlo un lavoro.
Deve essere dalla parte di chi soffre perché è vittima di attacchi razzisti, di chi subisce discriminazioni a qualunque titolo e per qualunque ragione, di chi chiede, vuole, aspira non ad una rivoluzione sovvertitrice ma ad mondo dove etica e giustizia   
siano almeno principi ispiratori dell’azione politica, obiettivi lontani e forse irraggiungibili ma fermi nel guidare chi governa e nell’opporsi ai privilegi spesso discriminanti e comunque sempre odiosi.
 
Non è una questione di ideologia ma una questione di morale.    
 
Così come non è tardi per tornare a dare un senso ed un contenuto a quelle parole di Rosselli, per riportare in piazza accanto alle bandiere tricolori del Partito democratico le gloriose bandiere rosse che hanno rappresentato e rappresentano anzitutto il simbolo che si oppone da sempre alla tirannia ed all’arroganza del potere, un’posizione che data da ben prima che qualcuno ne usurpasse colori e parole per mascherare i più orrendi crimini ; e non si pensi che si voglia con questo avviare una sorta di furbesca “operazione nostalgia” o che si voglia semplicemente un ritorno al passato: quelle bandiere hanno sempre rappresentato il sogno e la speranza del futuro e di un futuro migliore del presente in termini di giustizia ed equità.
 
   
Non è certo tardi per tornare a riportare in primo piano quella questione morale che fu arma di battaglia di Enrico Berlinguer, un’arma   che anzi sarebbe urgente tornare ad impugnare oggi, fosse solo in nome della decenza.
 
Non è certo tardi per tornare a porre in primo piano i principi dell’eguaglianza delle opportunità, della giustizia sociale, dell’emancipazione reale delle donne oggi così barbaramente offese nella loro natura e sensibilità dai guitti della maggioranza e dai corifei in servizio sulla stampa nazionale e locale.
 
Non è tardi per tornare a parlare di legalità davanti a chi fa dell’interesse personale la propria guida, non è tardi per porre la questione della legalità nella vita quotidiana di ognuno di noi dato che, forti dell’esempio che viene dall’alto ormai gli italiani sembrano aver definitivamente legato la sorte della propria vita alla furberia, all’arroganza, alla scorciatoia clientelare.
 
Non è tardi per vincere ancora, per richiamare in piazza la gente e proporre una Italia nuova, una Italia coerente finalmente, un ‘Italia dove il merito veda riconosciuto il giusto premio e la democrazia il giusto spazio .
 
Per farlo occorre non avere paura, occorre recuperare quell’entusiasmo che oggi non c’è più e che, ormai è chiaro, non si recupera certo con i proclami contro il “nemico pubblico numero uno” (anche perché poi c’è chi a proclama concluso scende a patti e s’accontenta) ma nemmeno con goffi tentativi di mediazione rivolti a chi non ha alcun intenzione né interesse a mediare altro che non sia il proprio interesse .  
Per farlo occorre proporre un programma vero, che non sia fatto solo di slogan ma che non ne sia privo, che contenga proposte concrete sul fare , sul cambiare il paese restituendolo ad una sua dignità e avviandolo sulla via della riforma del sistema politico e di quello economico, che torni a mettere al centro della proposta il valore della cultura, che rilanci la scuola e l’Università pubblica, che rinnovi e riqualifichi la sanità, ma anche che semplifichi ed avvii l’abolizione della ossessiva burocrazia , che offra dignità all’essere umano indipendentemente dal colore della pelle, della provenienza geografica, del credo religioso.
 
Questo mi sento di chiedere a chi avrà l’onere di porsi alla testa del Partito democratico, di ridarci l’entusiasmo, la forza e la voglia di credere nel cambiamento senza dimenticare, ed anzi avendo ben presente che il cuore....batte a sinistra.

commenti:


inserisci un commento


Registrati ora al Cannocchiale per inviare un commento,oppure registrati direttamente al gruppo per partecipare attivamente con i tuoi articoli e post.
Se sei già registrato, effettua prima il login al cannocchiale o al gruppo.


informazioni sull'autore
ISCRITTO DAl
11 settembre 2009
attivita' nel GRUPPO